Nella prima metà del 2026 in Italia si sono vendute più auto nuove, ma il ricorso al prestito non è cresciuto nella stessa misura. È il dato che salta all’occhio dalla sesta edizione dell’Osservatorio Credit & Mobility, la fotografia del mercato costruita da Experian insieme all’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri: le domande di credito per acquistare a rate una vettura appena uscita dalla fabbrica sono aumentate del 6,7% rispetto ai primi sei mesi del 2025, mentre le immatricolazioni sono salite quasi del 10%.
Sembra un dettaglio da addetti ai lavori, ma dice qualcosa di concreto a chi sta pensando di cambiare macchina: la ripresa delle vendite non si sta reggendo su un debito più diffuso, bensì su chi punta a modelli più costosi e li paga diluendo la spesa su più anni. E su una fetta crescente di automobilisti che, invece di comprare, sceglie il noleggio.
Le vendite corrono più del credito
I numeri esatti aiutano a inquadrare lo scarto. Secondo i dati riportati da Fleet Magazine, nel semestre le auto nuove targate sono state 946.296, con un balzo del 9,8% sull’anno prima. Le domande di finanziamento, invece, si sono fermate a un più contenuto 6,7%. Sono tre punti percentuali di differenza: se il credito avesse trainato la ripresa allo stesso modo delle vendite, i due numeri correrebbero appaiati.
Che il prestito resti comunque centrale non è in discussione. Su dieci auto comprate in Italia, tra nuove e usate, circa otto passano da un finanziamento, una proporzione stabile rispetto al 2025. Il punto è un altro: quella quota non si è allargata, mentre il parco venduto sì. A spingere le immatricolazioni sono stati soprattutto gli incentivi statali di fine 2025 e la corsa delle motorizzazioni elettrificate. Le ibride ormai sfiorano la metà delle vendite, mentre le elettriche pure hanno beneficiato del bonus del Ministero dell’Ambiente con un salto del 77,5%, pur restando ferme a una quota di mercato dell’8,4%. Le plug-in, le ibride che si ricaricano alla presa, sono cresciute dell’85,1% arrivando al 9% del mix; benzina e diesel continuano invece ad arretrare.
Il quadro, però, non è tutto in discesa. Il direttore generale dell’Unrae Andrea Cardinali ha avvertito che il mercato sconta ancora un ritardo del 13,5% rispetto ai volumi pre-Covid del 2019 e che il secondo semestre si annuncia più fiacco. Sulla mobilità elettrica il giudizio è netto: l’Italia – ha detto Cardinali – «resta fanalino di coda in Europa, con una quota BEV che è circa un terzo rispetto alla media dei 30 mercati continentali».
Rate più lunghe per portarsi a casa un’auto più cara
Il modo in cui gli italiani costruiscono il finanziamento spiega bene perché il credito cresca meno delle vendite. La logica dominante è tenere bassa la rata mensile allungando il tempo di restituzione, così da potersi permettere un modello di categoria superiore. La durata più gettonata resta quella tra i tre e i quattro anni, scelta in poco più di un contratto su tre, il 35,3%. Ma è sulle scadenze lunghe che si vede il movimento: i piani da quattro a cinque anni salgono dell’11,6% e quelli oltre i cinque anni del 10,3%, mentre le formule più brevi, sotto i tre anni, perdono terreno.
In parallelo si compra più caro. I modelli con listino da 25 a 35 mila euro guadagnano oltre due punti e arrivano al 31,3% delle immatricolazioni, senza che i prezzi medi di segmento siano saliti in modo sensibile. Il grosso dei finanziamenti resta comunque concentrato sulle auto tra 15.001 e 25.000 euro, che raccolgono il 37,4% delle richieste. Sopra i 50.000 euro succede il contrario: lì le domande di prestito calano del 22,8%, perché chi acquista nel segmento di lusso tende ad avere le risorse per pagare senza rateizzare.
Quanto pesa tutto questo sul portafoglio ogni mese? Sei contratti su dieci prevedono una rata compresa tra 250 e 500 euro. Molto diffusa è anche la formula con maxirata finale, quella che le case chiamano “valore futuro”: si versano rate mensili contenute e alla scadenza il cliente sceglie se saldare in un colpo solo l’importo residuo, restituire la vettura o rifinanziarlo. In quasi un caso su tre questa rata conclusiva vale 15.000 euro. È lo stesso meccanismo che sta dietro a molte offerte delle case costruttrici, come il programma DrivePass di Mercedes: comodo sulla rata mensile, ma con un nodo importante rinviato alla fine.
Chi chiede più credito, e in quali regioni
La mappa di chi compra a rate ricalca in buona parte il peso economico dei territori. Per numero di domande di credito restano in testa la Lombardia, con il 19,6%, seguita dal Lazio all’11,3% e dalla Toscana al 9,3%. Ma il dato interessante è il recupero del Mezzogiorno: guardando alle immatricolazioni la Sicilia mette a segno un +32%, la Campania un +30,6%, mentre Puglia (+23,2%) e Sardegna (+24,6%) chiudono il gruppo, tutte ben oltre la media pur partendo da volumi più bassi, e anche le richieste di prestito seguono la stessa direzione.
Cambia pure l’identikit di chi si rivolge a banche e finanziarie. Le donne sono tra le protagoniste della ripresa: le loro immatricolazioni salgono del 13,7% e i finanziamenti del 12,4%, in entrambi i casi meglio della media nazionale. E sono i più giovani a spingere sul credito più che sulle vendite: nella fascia 18-29 anni le domande di prestito aumentano del 14,9%, un segnale che chi ha meno capitale accumulato ricorre di più alla rata per accedere all’auto. Vale la pena ricordare, come segnala anche Sicurauto, che l’Osservatorio conta le domande presentate, non quelle poi accolte dagli istituti.
Il noleggio, la spia nascosta dello scarto
C’è un ultimo tassello che aiuta a capire perché le vendite corrano più del credito al consumo: una parte di chi mette in strada un’auto nuova non la compra affatto, la noleggia. Il segnale più chiaro arriva dalla classifica regionale delle immatricolazioni, guidata dal Trentino-Alto Adige, che da solo vale il 17,2% delle auto targate in Italia: un primato che dipende dalla concentrazione lì di società specializzate nel noleggio e non certo dalla popolazione della regione.
Il noleggio a lungo termine si muove sullo stesso terreno che orienta i finanziamenti verso rate basse e durate lunghe: offre un canone fisso e prevedibile senza immobilizzare capitale. Man mano che le vetture elettrificate richiedono un investimento iniziale più alto, per molte famiglie e imprese diventa un’alternativa al prestito tradizionale anziché un semplice servizio in più. Chi vuole capire come funziona rispetto all’acquisto può partire dalla differenza tra noleggio di auto nuove o usate. La stessa logica emerge tra le imprese sui veicoli commerciali: qui le immatricolazioni calano del 6,9%, ma gli importi finanziati per singolo mezzo salgono, con le fasce oltre i 50.000 euro in aumento del 55,6%.
Messi in fila, questi numeri raccontano un mercato che si è rimesso in moto senza appoggiarsi a un indebitamento più esteso: chi compra sceglie modelli più cari e li spalma su più anni, chi non vuole immobilizzare capitale passa al noleggio. Per chi sta valutando come pagare la prossima auto, è utile sapere che il confronto non è più solo tra rate corte e rate lunghe, ma anche tra possedere e usare; un ragionamento che vale la pena fare con calma prima di firmare, guardando pure alle condizioni di finanziamento in circolazione nel 2026. Resta l’incognita del secondo semestre, che l’Unrae dà in frenata: la spinta degli incentivi di fine 2025, che ha gonfiato questi primi sei mesi, non è detto che si ripeta.


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