Nuovo Codice della Strada 2026: le proposte in consultazione

Nuovo Codice della Strada 2026: le proposte in consultazione

Il ministero ha aperto la consultazione sulla riforma del Codice della Strada: quindici ipotesi sul tavolo, dalla patente a 17 anni alle multe progressive.

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Nei primi giorni di agosto il dicastero dei Trasporti ha fatto circolare la documentazione preparatoria di una revisione completa del Codice della Strada. Destinatari: oltre cento soggetti, tra associazioni di categoria e operatori del settore. Da quel momento è partita una consultazione pubblica: chi riceve i documenti può mandare osservazioni e proposte di modifica al ministero entro una data fissata. Quella data è il 13 settembre 2026.

La cosa che conta di più: niente di quello che leggi qui sotto è oggi in vigore. Sono ipotesi su un testo che deve ancora essere scritto in forma definitiva, discusso e approvato. Una delle sei testate che hanno letto i documenti lo mette nero su bianco: non sono norme approvate, ma un impianto di proposte che può cambiare lungo l’iter istituzionale e parlamentare. Per chi guida oggi non cambia nulla. Serve invece sapere su cosa si sta discutendo, perché alcune ipotesi toccano la vita di chi sta al volante più di quanto sembri.

Quindici ipotesi, un solo testo: cosa c’è davvero sul tavolo

Le ipotesi di revisione messe in consultazione sono quindici. Non sono ritocchi: il testo base immaginato dal ministero ridisegna l’intero Codice, che si articolerebbe in 291 articoli distribuiti su 49 capi e 8 titoli. Le norme tecniche di dettaglio uscirebbero dalla legge, che terrebbe dentro solo principi e regole di comportamento. L’idea dichiarata è che un testo più leggibile produca comportamenti più consapevoli.

Il perimetro di chi è coinvolto è insolitamente largo. Le fonti che hanno visto i materiali elencano automobilisti, motociclisti, ciclisti, rider delle consegne, camionisti, persone con disabilità e — novità assoluta — i diciassettenni. Per dare una misura di quanta gente parliamo: in Italia le patenti attive censite a gennaio 2024 erano circa 40 milioni, e la sola fascia tra 70 e 80 anni sfiora i 6,5 milioni di guidatori.

Sullo sfondo c’è anche l’Europa: più di una testata segnala che l’Unione europea sta spingendo per uniformare le regole tra i Paesi membri, e che alcune ipotesi italiane — a partire dall’età per la patente — nascono da quella spinta.

Da dove nasce e chi l’ha avviata

La revisione non è un’iniziativa nata all’improvviso quest’estate. Il compito di riscrivere il Codice era stato affidato al Governo dalla legge 177 del 2024, quella da cui è uscita la prima tranche di modifiche, in vigore dal 14 dicembre 2024. Questa seconda fase dovrebbe consolidare quell’impianto. Ad avviare la consultazione è stato Matteo Salvini, che del dicastero dei Trasporti è titolare oltre a essere vicepresidente del Consiglio.

Il calendario ha due paletti. Il primo è il 13 settembre 2026, quando si chiude la raccolta delle osservazioni. Il secondo è il 14 ottobre 2026: entro quella data l’esecutivo deve dare l’approvazione definitiva, perché lì scade la delega ricevuta con la riforma del 2024 — un termine, nota una delle fonti, già prorogato una volta. Anche rispettando entrambe le scadenze, il testo difficilmente arriverebbe sulle strade prima del 2027, e una delle testate ricorda che nel frattempo si chiude la legislatura.

Hai 17 anni o stai facendo la patente

È l’ipotesi che ha fatto più rumore: la patente B a 17 anni, per guidare automobili e furgoni commerciali. Non sarebbe un via libera pieno. La proposta prevede l’obbligo della presenza fisica di un tutore accanto al minorenne — un guidatore esperto seduto al suo fianco fino ai 18 anni. Una fonte aggiunge che chi ha già la patente A1 o B1 potrebbe guidare accompagnato addirittura a 16 anni.

Cambierebbe anche la scuola guida: le ore obbligatorie di esercitazione pratica salirebbero da 6 a 8, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 12. È il contrappeso all’abbassamento dell’età: si guida prima, ma si guida più ore prima di andare da soli. Abbiamo raccolto il quadro completo — requisiti, tutore, ore, tempi — in un approfondimento su come funzionerebbe la patente a 17 anni e cosa cambierebbe in autoscuola.

Guidi camion o vorresti farlo

Il capitolo autotrasporto è quello dove la proposta è più esplicita sul suo scopo. La Carta di qualificazione del conducente — la CQC, l’abilitazione professionale che serve per guidare mezzi pesanti per lavoro, distinta dalla patente — verrebbe anticipata di un anno. E per dodici mesi si potrebbe condurre un mezzo da patente C pur non avendo ancora la CQC, a una condizione: risultare iscritti al corso iniziale di qualificazione.

Il motivo dichiarato è un buco di organico. I numeri che circolano nelle fonti: 20.000 camionisti mancanti in Italia; 10.000 posti scoperti nel solo trasporto pubblico locale; e su scala mondiale una carenza stimata in 3 milioni di autisti professionali. La deroga servirebbe anche ad accelerare l’assunzione di personale straniero privo dell’abilitazione italiana corrispondente. Non tutte le testate la raccontano allo stesso modo: una di loro segnala apertamente che la misura solleva interrogativi sul rapporto tra la fretta di colmare la carenza di manodopera e la sicurezza.

Prendi multe: cosa cambierebbe nel conto

Qui le proposte vanno in due direzioni opposte, e conviene tenerle separate.

La prima riguarda quanto paghi per la violazione in sé. Per l’eccesso di velocità si introdurrebbe un criterio di progressività: l’importo cresce con i chilometri orari di troppo, invece di scattare a gradini fissi. In autostrada si ragiona su 10 euro per ogni km/h eccedente — 100 euro a 140 km/h, 400 euro a 170. Nei centri abitati il moltiplicatore scenderebbe a 5 o 10 euro per km/h a seconda che il limite sia 50 o 30. L’intera tabella delle sanzioni principali passerebbe da 82 a circa 21 fasce, e sparirebbe l’adeguamento automatico all’inflazione ogni due anni: scatterebbe solo se l’indice ISTAT dei prezzi supera il 5%. Su un punto le testate divergono: più d’una segnala che alcune versioni del progetto circolate tra gli addetti ai lavori abbasserebbero gli importi minimi di certe infrazioni gravi, e che la cosa ha già fatto discutere gli esperti di sicurezza stradale.

La seconda riguarda quanto paghi oltre la multa, ed è il punto in cui il risparmio sarebbe più visibile. Le spese di accertamento e notifica — la voce che copre l’identificazione del trasgressore e l’invio della busta a casa — in alcune città hanno superato i 25-30 euro sopra l’importo base. Secondo Quattroruote, che segue da tempo la questione, con le nuove regole quella voce potrebbe scendere a circa 3 euro. Ne abbiamo scritto a parte, con i conti nel dettaglio, in perché la parte più cara della multa potrebbe quasi sparire.

Una terza ipotesi non tocca l’importo ma i tempi: il termine per notificare i verbali degli accertamenti da remoto, quelli rilevati dagli apparecchi senza fermarti su strada, scenderebbe da 90 a 30 giorni. Si lavora anche a semplificare l’autotutela, la procedura con cui si chiede all’ente che ha emesso il verbale di annullarlo perché sbagliato, senza fare ricorso.

Il primo articolo dedicato alla distrazione

Per la prima volta il Codice avrebbe un articolo scritto apposta per la distrazione alla guida. Non è un dettaglio: le rilevazioni Istat richiamate dalle fonti la indicano come prima causa sia degli incidenti sia delle vittime sulla rete stradale del Paese, all’origine di quasi un sinistro su sei.

La difficoltà è che oggi la norma insegue soprattutto il telefono, mentre le auto recenti sono piene di schermi e comandi che chiedono attenzione in modo diverso da un pulsante. La proposta separerebbe quattro situazioni con importi distinti, e ne introduce una che nel Codice attuale non esiste. Il dettaglio delle quattro fattispecie e degli importi lo trovi in cosa prevede il nuovo articolo sulla distrazione e quanto costerebbe.

Vai in moto, in bici o consegni a domicilio

Il pacchetto sull’utenza vulnerabile — pedoni, ciclisti, motociclisti, cioè chi sulla strada rischia di più — è tra i più corposi.

  • Quando il traffico si blocca per un incidente o rallenta pesantemente, i motociclisti potrebbero imboccare in autostrada la corsia di emergenza, purché resti libero il passaggio ai soccorsi; una fonte aggiunge il dimezzamento delle sanzioni per la sosta vietata delle due ruote.
  • Nascerebbe la categoria dei cicli a propulsione, le bici elettriche che spingono da sole e non solo quando pedali — quelle che si vedono in mano ai rider delle consegne. Sarebbero separate dalle biciclette a pedalata assistita, con obbligo di casco e contrassegno identificativo.
  • Per le biciclette normali il casco resterebbe obbligatorio solo sotto i 14 anni.
  • Dove le corsie sono tre, in autostrada come in superstrada, si studia la circolazione per file parallele: di fatto renderebbe legale il sorpasso a destra. È l’ipotesi che ribalta più di ogni altra quello che a scuola guida si insegna da decenni.

Le altre ipotesi in discussione

Il resto del pacchetto tocca ambiti molto diversi:

  • Documenti digitali: patente e libretto non andrebbero più portati con sé, perché consultabili nelle banche dati. Anche il verbale potrebbe essere redatto in digitale e notificato tramite la piattaforma SEND, il servizio di notifiche digitali della pubblica amministrazione.
  • Veicoli senza assicurazione: controlli incrociati con le banche dati della Motorizzazione e, in caso di mancata regolarizzazione, sequestro del veicolo già al primo controllo su strada.
  • Automobilisti stranieri: le multe non pagate resterebbero esigibili per cinque anni. E la riscossione potrebbe rivolgersi a chiunque venga trovato alla guida, in Italia, del veicolo con cui l’infrazione fu commessa.
  • Destinazione degli incassi: il 70% resterebbe all’ente proprietario della strada, vincolato a segnaletica, manutenzione e barriere; il 30% andrebbe all’ente che accerta e notifica.
  • Autovelox: distinzione più netta tra dispositivi omologati, approvati e di videosorveglianza, con i punti individuati dal prefetto in base all’incidentalità.
  • Ausiliari della polizia stradale: oggi si occupano solo di sosta irregolare, potrebbero regolare gli incroci e rilevare gli incidenti senza feriti.
  • Persone con disabilità: i Comuni sarebbero obbligati a collegarsi al CUDE, la piattaforma del contrassegno unificato europeo. A chi resta fuori verrebbe tolta la facoltà di sanzionare a distanza sosta riservata e ZTL.

Cosa aspettarsi da qui in avanti

Le sei redazioni che hanno letto i materiali del ministero convergono su una cosa sola: il perimetro delle ipotesi. Divergono su quasi tutto il resto — quanto sia realistico il calendario, se abbassare alcuni importi sia coerente con l’obiettivo di sicurezza, se un anno di deroga sulla CQC sia proporzionato. È quello che ci si aspetta da un testo che non è ancora un testo.

Dopo il 13 settembre 2026 il ministero dovrà rileggere le osservazioni arrivate da oltre cento soggetti e riscrivere. Molte delle ipotesi elencate qui sopra usciranno da quella riscrittura diverse da come sono entrate, e alcune non usciranno affatto. Fino ad allora, l’unico Codice della Strada che si applica sulle strade italiane resta quello in vigore, con la prima tranche di modifiche del dicembre 2024.

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