Contare i marchi presenti a un salone dell’auto raramente dice qualcosa. Stavolta sì. Dall’11 al 13 settembre 2026 il centro di Torino torna a trasformarsi in vetrina per la terza edizione del Salone Auto Torino, e la cifra su cui gli organizzatori insistono – 47 case automobilistiche – racconta più della manifestazione stessa: fotografa come è cambiato in pochi anni il mercato a cui il pubblico italiano ha davvero accesso.
La formula è quella già collaudata: ingresso libero, niente biglietto, e le auto piazzate all’aperto nei Giardini dei Musei Reali, in Piazzetta Reale e in Piazza Castello. Nelle prime due edizioni ha funzionato, se è vero che gli organizzatori hanno contato oltre 500.000 visitatori complessivi, come riporta Autologia. Ma dietro l’evento cittadino c’è una tesi che vale la pena isolare: in questa edizione la cornice guarda al passato – quattro anniversari tondi da celebrare – mentre l’offerta esposta guarda a Oriente.
Perché 47 marchi dicono più di una cifra tonda
Fino a pochi anni fa una lista di espositori a Torino sarebbe stata quasi tutta europea. Basta scorrere quella del 2026 per vedere quanto sia cambiata. Accanto ai nomi di sempre – Alfa Romeo, Fiat, Lamborghini, Maserati, BMW, Mercedes-Benz, Porsche, Renault, Jeep: nove costruttori storici – compare un blocco altrettanto folto di case cinesi. BYD, Chery, Geely, GWM, Zeekr, Hongqi sono ormai insegne stabili sul mercato italiano, e a queste si aggiungono Changan, Dongfeng, Leapmotor, Lynk & Co, Omoda, Xpeng e diverse altre. Messe in fila, le sigle riconducibili a gruppi cinesi rivaleggiano per numero con il nucleo europeo classico: è questo il dato, più della soglia dei 50, a misurare la trasformazione.
Non è solo una questione di stand. Una parte del programma è tarata apposta su questi costruttori. Ritorna infatti il premio Torino Automotive Design Award, che quest’anno arriva alla sua seconda edizione, con un focus dichiarato proprio sui progetti dei marchi cinesi: una giuria di giornalisti assegnerà i riconoscimenti per esterni, interni e innovazione tecnologica al Teatro Regio. È un premio che dieci anni fa sarebbe suonato improbabile, e che oggi certifica quanto quei brand vogliano essere giudicati sul design e non solo sul prezzo. Chi vuole capire chi sono questi nuovi arrivati trova un quadro nella nostra panoramica sulle case cinesi che stanno guadagnando terreno in Italia.
Prima dell’apertura, un giorno riservato a chi lavora nel settore
La vera novità dell’edizione 2026 non si vede passeggiando tra le piazze. Il 10 settembre, cioè il giorno prima dell’apertura al pubblico, debutta al Teatro Regio bTOb Salone Auto Torino, un modulo pensato per gli addetti ai lavori e allestito in collaborazione con la torinese Camera di commercio. In pratica è un salone dentro il salone, che mette intorno a un tavolo costruttori, fornitori di componenti, startup e istituzioni.
Ad aprirlo, nel pomeriggio, c’è un convegno sulla sostenibilità del settore a cui siedono Regione Piemonte e Camera di commercio, insieme alle associazioni di categoria: Unrae, Anfia e Federauto rappresentano importatori, costruttori e concessionari. Seguono panel sulla transizione industriale e un intervento con cui Amazon presenta il suo programma dedicato all’auto. Per il visitatore comune cambia poco, ma il segnale conta: la manifestazione prova ad affiancare alla vetrina un pezzo di fiera business, quello che a Torino, città dove l’auto si è storicamente progettata e prodotta, è sempre mancato.
Una festa costruita sugli anniversari
Se il presente parla cinese, la parte celebrativa parla torinese. Ai Giardini dei Musei Reali il salone allestisce un percorso storico che nel 2026 pesa più del solito, perché fa coincidere una serie di ricorrenze importanti: i 120 anni di Lancia, i 100 dalla nascita di Sergio Pininfarina e, nell’anno del 60° della Miura e del 55° della Countach, un tributo al designer Marcello Gandini. A questi si aggiunge la sezione del Ferrari Club Italia e una parata di auto agli albori della motorizzazione.
È materiale che merita spazio a sé: qui basti sapere che è la ragione per cui l’edizione appare tarata sugli anniversari più che sulle novità di prodotto. Abbiamo raccolto le vetture storiche esposte, dalle Delta da rally alle creazioni di Gandini, nel racconto dedicato ai tributi a Lancia, Pininfarina e Gandini.
Le anteprime, da vedere e da guidare in centro
Sul fronte opposto – quello dei modelli in vendita o in arrivo – il salone offre una fotografia larga di dove sta andando il mercato: accanto ai motori tradizionali, una prevalenza di ibride, plug-in ed elettriche. Ci sono debutti europei attesi e altrettanti arrivi dai costruttori asiatici, con cifre di potenza e specifiche che qui non anticipiamo per non togliere spazio al dettaglio sulle anteprime di BMW, Mercedes e marchi cinesi.
Quello che vale la pena dire del programma è che molte di queste vetture non si limitano a stare ferme sugli stand. Come nelle edizioni precedenti torna l’area test drive: le case mettono a disposizione gratuitamente una selezione di modelli, che si provano su strada lungo la viabilità ordinaria del centro. La partenza è fissata ai Giardini bassi, lungo corso San Maurizio. Tra i marchi che portano le proprie auto ci sono BYD, Honda, Kia, Mazda, Tesla e Zeekr, insieme a diversi produttori cinesi. È il punto in cui la trasformazione del mercato smette di essere un elenco di sigle e diventa qualcosa che si guida, comprese diverse tra le sportive più celebrate della stagione.
Torino che si accende, dentro e fuori dal centro
L’ultima cosa da capire del Salone Auto Torino è che non si esaurisce nelle piazze espositive. Sabato 12 settembre torna il Supercar Meeting Venaria Reale-Torino, che raduna auto sportive di ogni epoca alla Reggia di Venaria per poi convergere in centro nel pomeriggio. E per chi arriva da fuori resta il Pass Convenzioni, con agevolazioni in musei, hotel e ristoranti della città per tutta la durata dell’evento.
La macchina promozionale, del resto, ha superato i confini di Torino: la campagna ha presidiato 266 schermi in dieci scali aeroportuali del Paese, da Milano fino a Napoli, e dall’11 settembre la Mole Antonelliana si illumina con il logo della manifestazione. È l’immagine che riassume l’operazione – riportare l’automobile dentro la città che in Italia più di ogni altra ne ha fatto un pezzo della propria identità. Come sintetizza il presidente Andrea Levy in una dichiarazione riportata da Quotidiano Motori, l’obiettivo è “parlare a pubblici diversi”: appassionati, professionisti e cittadini. Tre giorni per accorgersi, tra un’auto storica e una elettrica appena arrivata, di quanto in fretta è cambiato ciò che troviamo in strada.


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