Il Codice della Strada potrebbe essere ritoccato di nuovo, ma questa volta la direzione è diversa dalle revisioni precedenti. Il testo a cui il governo sta lavorando non si limita ad aggiungere divieti: prova a legare la sanzione a come si comporta la singola persona, e allarga il concetto di distrazione a chi la strada la attraversa a piedi.
Attenzione, però, al tempo dei verbi: nulla di tutto questo è in vigore. Si parla di una bozza, cioè di un testo di lavoro che deve ancora passare dal parere delle associazioni di settore, diventare testo definitivo ed essere approvato. Se hai letto in giro che chi cammina col telefono in mano rischia già una sanzione, non è così: oggi non rischia niente. Quello che segue è ciò che il governo starebbe valutando.
A che punto è davvero la riforma
Il passaggio in corso è quello della consultazione. Secondo quanto riferito da ReportMotori, la bozza è finita sul tavolo delle associazioni di settore, che devono esprimersi prima che l’esecutivo diffonda una versione definitiva; solo dopo si aprirebbe l’iter di approvazione vero e proprio. Lo stesso quadro emerge dalla ricostruzione di Fleet Magazine, che lega l’entrata in vigore delle nuove regole proprio al via libera delle categorie coinvolte.
Vuol dire due cose pratiche. La prima: le cifre e i divieti di cui si discute oggi possono cambiare, sparire o arrivare raddoppiati. La seconda: non esiste, al momento, una data.
Chi guida: patente prima, burocrazia digitale, visite più severe
Sul fronte di chi sta al volante i temi in discussione sono tre, e sono quelli che ricorrono in entrambi gli articoli di ReportMotori del 24 agosto e del 2 settembre 2026.
- Patente a 17 anni. Si valuta di abbassare l’età minima per conseguirla, portandola appunto a diciassette anni.
- PEC obbligatoria. La posta elettronica certificata è una casella di posta che ha lo stesso valore legale di una raccomandata. L’ipotesi è renderla obbligatoria per le pratiche burocratiche che riguardano il veicolo.
- Rinnovi più stretti. Sono allo studio controlli medici più rigorosi nel momento in cui la patente va rinnovata.
Sono tre interventi che sembrano scollegati, ma hanno in comune un’idea: spostare la valutazione dal foglio al conducente. Chi rinnova viene guardato più da vicino, chi guida ha un recapito digitale a cui il sistema può arrivare senza intermediari. Chi vuole capire come funziona oggi il meccanismo dei punti sulla propria patente trova il quadro attuale nella guida al recupero dei punti.
La multa smetterebbe di essere uguale per tutti
Il capitolo più recente della bozza riguarda gli importi delle sanzioni. Oggi a una data infrazione corrisponde una cifra fissa, identica per chiunque. L’ipotesi in discussione è invece modulare quella cifra sul comportamento e sui trascorsi di chi la commette, con la possibilità di ridurla o di aggravarla.
È il punto che, se confermato, cambierebbe di più il portafoglio degli automobilisti, ed è anche il più incerto: i criteri per decidere chi merita lo sconto e chi l’aumento non sono ancora scritti. Abbiamo raccolto le percentuali e il funzionamento proposto nell’approfondimento sulle multe calcolate sul comportamento del trasgressore.
Anche a piedi si potrebbe prendere una multa
L’altra novità che ha fatto discutere sposta l’attenzione sui pedoni. La bozza introdurrebbe per chi cammina un divieto che per chi guida esiste da tempo, quello di stare col telefono in mano, insieme a regole precise su come attraversare e a un obbligo di farsi vedere quando la visibilità è scarsa. Chi non le rispettasse rischierebbe una sanzione in denaro.
Non è solo una questione di soldi: c’è un risvolto sulla responsabilità in caso di investimento che vale la pena conoscere, e che abbiamo ricostruito nel pezzo dedicato al divieto di usare lo smartphone mentre si attraversa. Sul telefono alla guida, invece, le regole sono già operative da tempo: le abbiamo riepilogate nell’articolo sulle sanzioni per l’uso del cellulare al volante.
Il filo che unisce pedoni e multe su misura
Presi separatamente, i due capitoli sembrano due notizie diverse: una riguarda chi cammina, l’altra chi guida. Messi accanto, raccontano la stessa scelta di fondo.
Fino a oggi il Codice ragiona per categorie: sei un automobilista, hai fatto quella cosa, paghi quella cifra. La bozza prova a introdurre una variabile personale in entrambi i casi. Da un lato la sanzione non dipenderebbe più solo dall’infrazione, ma anche da che tipo di guidatore sei stato negli anni. Dall’altro, chi attraversa smette di essere per definizione la parte debole e diventa un soggetto a cui si chiedono comportamenti verificabili — guardare, fermarsi, non attraversare di corsa.
C’è una simmetria evidente anche nel dettaglio: il divieto di usare il telefono, che il Codice riserva a chi sta al volante, verrebbe esteso tale e quale a chi sta sulle strisce. La distrazione, in altre parole, non sarebbe più un problema di chi ha un motore sotto i piedi.
Cosa resta aperto
Le incognite, a questo punto, sono più delle certezze. Non si conoscono i criteri che stabilirebbero aumenti e riduzioni delle multe. Non si sa quali osservazioni arriveranno dalle associazioni consultate, né quanto ne resterà nel testo finale. E soprattutto non c’è un calendario.
Chi cammina in città e chi guida, per ora, continua a rispondere alle regole attuali. Vale la pena seguire il percorso della bozza proprio perché, come si è visto, il principio che prova a introdurre non è un divieto in più: è un modo diverso di stabilire chi paga e quanto.


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