Ferrari Luce sold out: cosa dicono i conti di Maranello

Ferrari Luce sold out: cosa dicono i conti di Maranello

Meno di 500 esemplari esauriti in due mesi, consegne in calo e ricavi in crescita dell’8%: i numeri della trimestrale dietro il sold out della Ferrari Luce.

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A maggio, nella prima seduta dopo la presentazione della Luce, il titolo Ferrari perdeva oltre l’8%. Ai primi di luglio la stessa auto contestata aveva già venduto tutto quello che Maranello contava di consegnarne nel 2026. Poco più di due mesi separano le due cose.

Il dato circola da agosto 2026 e non arriva da un comunicato: lo ha riferito il Financial Times citando fonti vicine alla vicenda. La quota che l’azienda puntava a collocare quest’anno era poco sotto le 500 vetture, esaurita prima che partisse una sola consegna. Quanto pesi sui conti, però, è un’altra storia: il grosso degli utili del trimestre non viene dall’elettrica.

Cosa vuol dire davvero sold out, in questo caso

Sold out qui non vuol dire che siano finite le auto in magazzino. Vuol dire che gli ordini a libro, cioè le richieste già firmate dai clienti e accettate da Ferrari, hanno saturato il numero di esemplari che l’azienda aveva deciso di costruire entro dicembre. Il volume non nasce dalla domanda: è una scelta presa prima, e la domanda ci si è infilata dentro.

Un segnale era arrivato prima, su scala troppo piccola per fare testo: le 88 unità destinate alla Cina erano sparite in pochi giorni. Il numero di luglio dice la stessa cosa su una base dieci volte più larga.

L’orizzonte lungo si ferma al 2030, e l’obiettivo di allora sarebbe intorno ai 2.500 esemplari complessivi: 600 all’anno, pari a circa il 5% delle vendite del marchio. Su quel 5% vale la pena fermarsi, perché il conto implicito è un giro dell’ordine delle dodicimila unità annue. L’elettrica, nei piani, resta una nicchia dentro la nicchia.

Chi sta comprando: Cina e uomini del software

La spinta principale, secondo le fonti del Financial Times, arriva dalla domanda cinese, il mercato su cui le elettriche di lusso europee si giocano la credibilità. Il secondo bacino sono imprenditori tecnologici statunitensi, soprattutto della Silicon Valley, abituati all’auto a batteria da molto prima che lo fosse il resto del settore.

Gli analisti citati dal quotidiano danno due letture, che restano valutazioni loro: per l’indipendente Scott Sherwood il merito sta nel conoscere il proprio pubblico meglio dei concorrenti; per James Grzinic di Jefferies il marchio è ben piazzato per intercettare la ricchezza nuova del boom dell’intelligenza artificiale.

Un prezzo che sposta la media, non solo il listino

La Luce è una berlina quattro porte a cinque posti e costa 550.000 euro: è il modello più caro della gamma, davanti alla Testarossa che si ferma a 460.000.

Il confronto più istruttivo però non è con un altro listino: è con la media. Nel primo trimestre del 2026 il prezzo medio di vendita — quanto incassa mediamente l’azienda per ogni auto consegnata, tutta la gamma e gli optional compresi — si è fermato a 453.000 euro. Ogni Luce entra in quel calcolo con 97.000 euro sopra la media: è il meccanismo per cui i conti crescono anche quando le auto consegnate diminuiscono.

Il trimestre in cui le consegne calano e i ricavi salgono

La notizia sul sold out è arrivata nelle stesse settimane della trimestrale, la fotografia dei conti che le società quotate pubblicano ogni tre mesi. Quella del secondo trimestre 2026 racconta un movimento in apparenza contraddittorio.

  • Consegne: 3.366 vetture. Nel 2025, negli stessi tre mesi, ne erano uscite 128 in più.
  • Ricavi: 1,94 miliardi di euro, in aumento dell’8%.
  • Utile operativo: 605 milioni, in crescita del 10%, con un margine del 31,2%.
  • Utile netto: 463 milioni, +9%. Margine operativo lordo a 755 milioni.
  • Flusso di cassa industriale: 276 milioni, in salita del 39% sull’anno prima.

Meno auto e più soldi: la spiegazione indicata dall’azienda sta nel mix di prodotto e nelle personalizzazioni, cioè le configurazioni su misura che i clienti pagano a parte — lo stesso reparto che ha vestito l’esemplare finito all’asta di Monterey. Diviso il fatturato per le consegne, il trimestre vale poco più di 576.000 euro a vettura — dentro ci sono anche voci non legate alle auto, ma la direzione è quella.

Il trimestre lo hanno retto altri modelli: la Purosangue, la F80, la famiglia 296 Speciale e la 12Cilindri. E il quadro geografico è rovesciato rispetto alle richieste per la Luce: consegne in calo nelle Americhe e nell’area Cina, Hong Kong e Taiwan, in crescita in Europa, Medio Oriente e Africa.

La guidance rivista: cosa ha detto l’azienda

Con quei conti in mano Ferrari ha alzato la guidance per il 2026, cioè l’obiettivo che il management dichiara pubblicamente e su cui verrà poi misurato: non una previsione di chi scrive, ma un impegno preso davanti al mercato. I ricavi netti attesi salgono a circa 7,6 miliardi di euro dai 7,5 indicati prima — cento milioni, poco più dell’1% — e il flusso di cassa industriale atteso passa ad almeno 1,55 miliardi. Confermati i due margini che l’azienda difende da anni, più da marchio del lusso che da costruttore di automobili: sopra il 39% quello operativo lordo, almeno al 29,5% quello netto.

Sulle indiscrezioni del quotidiano britannico l’amministratore delegato ha preferito non pronunciarsi. Benedetto Vigna, nella conference call sui risultati, ha descritto la Luce come una pietra miliare e, soprattutto, come un’aggiunta alla gamma e non la sostituzione di qualcosa: dietro, ha detto, ci sono oltre 60 brevetti nuovi. Sugli ordini è rimasto sulla linea aziendale — in linea con le attese, da clienti storici e da acquirenti nuovi — e ha aggiunto che i volumi contenuti dovrebbero tenere il margine operativo sopra il 30% anche con l’elettrico in gamma.

Dalla stessa call arriva un contrappeso all’entusiasmo per la batteria: anche la 12Cilindri Manuale, presentata nello stesso trimestre, risulterebbe interamente assegnata, con ordini che coprono tutto il 2027. La Luce non è l’unica cosa che a Maranello è finita prima di arrivare in strada.

Il pezzo che i numeri non spiegano

Resta la domanda a cui la trimestrale non risponde: perché un’auto stroncata al debutto, con l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo che ne chiedeva in pubblico la rimozione del cavallino, si esaurisca in due mesi.

Una risposta parziale arriva dal direttore marketing globale Emanuele Carando, sorpreso dalla portata delle critiche ma soddisfatto: per lui il livello del dibattito dimostra la passione che circonda il marchio. È una lettura del management, non una spiegazione verificabile.

Poche settimane dopo, a Monterey, il primo telaio della Luce è stato battuto all’asta per una cifra fuori scala e l’intero ricavato è andato in beneficenza. Nessuna fonte sostiene che quella vendita abbia mosso il libro ordini, né il contrario: sono successe nella stessa estate, e per ora è tutto quello che si può dire. Il resto lo diranno le consegne, che devono ancora cominciare.

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