Dentro la Hyundai Tucson attesa sui mercati nel 2027 quasi tutto passa da uno schermo. Le prime immagini diffuse mostrano una plancia in cui i tasti veri, quelli che si premono con il dito senza guardare, si contano su una mano. Chi guida oggi un’auto con le manopole del clima sa già se la cosa lo riguarda: cambia il modo in cui si alza la temperatura o si accende lo sbrinatore mentre si è in movimento.
C’è però un dettaglio che conviene sistemare subito, perché le due testate che hanno descritto questo abitacolo non raccontano la stessa cosa. Quotidiano Motori scrive che i comandi fisici spariscono, ridotti al minimo indispensabile. Fleet Magazine, che elenca cosa resta, ne cita due gruppi ancora al loro posto. Non è la stessa affermazione, e la differenza vale parecchio per chi in quell’auto dovrà salirci. Il quadro generale di ciò che si sa e ciò che manca sta nella panoramica sulla quinta generazione della Tucson.
Quali tasti sopravvivono davvero
Mettendo insieme le due descrizioni si ricava un elenco che nessuna delle due fonti compila per intero. Secondo Fleet Magazine restano fisici i comandi della temperatura, sistemati alla base dell’infotainment, e i tasti del cruise control sul volante, quelli che regolano la velocità costante impostata dal guidatore.
Sono due sole isole di pulsanti in tutta la plancia. Detto altrimenti: la lettura di Quotidiano Motori e quella di Fleet Magazine non si contraddicono davvero, descrivono lo stesso abitacolo da due distanze diverse. Chi dice che i tasti sono spariti guarda l’insieme, chi li elenca guarda da vicino e trova che i due superstiti sono proprio le funzioni che si usano guidando, senza poter staccare gli occhi dalla strada. La scelta di quali comandi salvare, in un abitacolo che ne toglie la gran parte, dice più del conteggio dei tasti.
Sul resto le fonti sono d’accordo. Lo schermo centrale domina la plancia ed è affiancato da un secondo display, più piccolo, dedicato a chi guida. Fleet Magazine lo descrive sottile e collocato dove chi guida sta già guardando, al punto da somigliare a un head-up display: quel tipo di proiezione che alcune auto mostrano sul parabrezza, così da non costringere ad abbassare lo sguardo. La strumentazione, scrive la stessa testata, si riduce all’essenziale.
Pleos, il sistema di bordo, gira su Android
Il computer di bordo si chiama Pleos. Con infotainment si intende il sistema che tiene insieme navigatore, radio, telefono e impostazioni dell’auto: è la cosa con cui si litiga ogni volta che si sale in macchina, e in un abitacolo senza tasti diventa l’unico modo per fare quasi tutto.
Il dato tecnico più concreto arriva da Automoto.it, che indica Pleos come basato su Android Automotive. È il sistema operativo di Google costruito per le automobili, e non va confuso con Android Auto, che invece si limita a rispecchiare lo schermo del telefono. Qui il software è installato nell’auto e la governa. La stessa testata descrive un’interfaccia pulita, comandi rapidi e un assistente vocale con intelligenza artificiale in grado di tenere conto del contesto.
È la parte più interessante e insieme la meno verificabile. Nessuna delle tre testate indica la diagonale degli schermi, né quali funzioni siano affidate al comando vocale, né come si presenti il menu del clima una volta entrati nel display. Sono esattamente le informazioni che deciderebbero se questo abitacolo funziona, e al momento non ci sono.
Il cambio si sposta dietro il volante
Una modifica riguarda il gesto più automatico di tutti. Fleet Magazine segnala che la leva del cambio automatico finisce su una levetta dietro il volante, nella posizione dove di solito sta il comando dei tergicristalli. Il tergicristalli, di conseguenza, trasloca sul devioluci di sinistra, la leva che comanda le frecce e i fari.
Chi ha guidato per anni cercando i tergicristalli alla propria destra dovrà disimparare il movimento. In cambio si libera il tunnel centrale, e infatti Fleet Magazine lo descrive alto e con due profondi vani portaoggetti. Quotidiano Motori aggiunge gli accessori minori dello stesso spazio: un porta-carte e uno scomparto ricavato nel poggiapolsi.
Lì dentro sta anche l’unico dettaglio dell’abitacolo che risolve un problema quotidiano invece di crearne uno: una piastra a induzione doppia, cioè il ripiano che ricarica il telefono appoggiandolo sopra, senza cavo. Doppia vuol dire due telefoni insieme. Su un’auto di famiglia è il genere di cosa che evita una discussione per viaggio.
La plancia è disegnata per sembrare più larga
L’impostazione formale ha un nome. Quotidiano Motori la chiama Art of Steel e precisa che riguarda la carrozzeria e l’abitacolo: dentro e fuori seguono lo stesso tema.
In pratica, secondo Fleet Magazine, la plancia è costruita su due livelli rettilinei che corrono da un lato all’altro, puliti ma senza arrivare a un minimalismo esasperato. Le bocchette del clima scendono nella fascia bassa, sotto la linea tracciata dall’infotainment. Il tunnel centrale, alto, riprende le stesse direttrici verticali e orizzontali dell’esterno.
Lo scopo dichiarato di quelle linee orizzontali è far percepire l’abitacolo più largo di quanto sia. Il trucco funziona su una base reale: la larghezza dichiarata dell’auto cresce sul serio, e i numeri stanno nell’approfondimento su dimensioni e spazio a bordo.
Cosa manca ancora, e non è poco
Fleet Magazine dichiara apertamente di essere in attesa dei dettagli sul livello di assistenza alla guida. Automoto.it aggiunge l’unico elemento in circolazione: Hyundai sta introducendo una guida assistita L2+, con telecamere e radar che leggono la strada e sostengono il guidatore in autostrada e nel traffico. La sigla indica un sistema che affianca chi guida senza sostituirlo: le mani restano sul volante. L’arrivo, scrive la stessa testata, riguarderà le vetture di prossima uscita, e fra queste la Tucson potrebbe figurare in anticipo sulle altre. Ma il condizionale lo mette la fonte stessa: manca l’ufficializzazione della casa, e quindi resta uno scenario ritenuto probabile, non un annuncio.
Vale la pena tenerne conto, perché l’assistenza alla guida è il pezzo che dà senso al resto. Un abitacolo che sposta i comandi negli schermi chiede al guidatore di guardare altrove per compiere azioni che prima faceva a memoria; i sistemi che sorvegliano la strada sono la contropartita. Finché il secondo pezzo non è confermato, di questa Tucson si conosce solo la metà che toglie i tasti.
Resta il fatto più semplice: l’auto arriva nel 2027 e quanto sopra viene dalle prime anticipazioni sul design. Materiali, finiture, dotazioni dei singoli allestimenti e comportamento reale del sistema Pleos non sono stati diffusi. Su un abitacolo, per giunta, il giudizio si forma sedendosi dentro e provando ad alzare la temperatura mentre si guida — ed è l’unica prova che nessuna anticipazione può anticipare.


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