Una macchina che in concessionaria ne costerebbe 550.000 di euro se n’è andata per 40 milioni di dollari. Il rapporto è di circa sessantatré a uno rispetto al listino: nessun optional, nessuna serie limitata giustifica un moltiplicatore del genere. E infatti non lo giustifica nulla di quello che c’è sotto il cofano.
L’auto è la Ferrari Luce, la prima elettrica costruita a Maranello, e il pezzo venduto è il primo esemplare uscito dalla linea. La vendita è avvenuta durante la Monterey Car Week, il raduno californiano di collezionisti che ogni agosto ospita le aste più ricche dell’anno. Se ti stai chiedendo che senso abbia, la risposta sta in tre cose che si sono sommate — e solo una riguarda l’automobile.
I 40 milioni non sono finiti a Ferrari
È il punto che quasi tutti saltano. L’intero ricavato è stato destinato alla Ferrari Foundation, che finanzia programmi educativi rivolti ai ragazzi. Non è una quota, non è una percentuale simbolica: è la somma piena.
Due dettagli tecnici dell’asta lo rendono possibile, ed è utile capirli perché nelle aste normali funziona all’opposto. Il primo: la vendita è avvenuta senza prezzo di riserva, cioè senza una soglia minima sotto la quale il venditore si sarebbe ripreso l’auto. Il secondo: senza buyer’s premium, la commissione che di solito la casa d’aste incassa in aggiunta all’offerta vincente. Chi compra un’auto da RM Sotheby’s normalmente paga la sua offerta più quella commissione; qui no.
Il risultato è che i 40 milioni di dollari sono contemporaneamente l’offerta, il prezzo finale e la cifra che arriva alla fondazione. Ed è anche il motivo per cui, come nota Vaielettrico, la finalità benefica ha pesato in modo decisivo nella formazione del prezzo: chi alzava la paletta non stava trattando l’acquisto di una vettura, stava facendo una donazione con un’auto in cambio.
Chi ha comprato: un signore di 87 anni col cappello rosso
L’acquirente è Herbert Wertheim, imprenditore americano. Non è un nome del jet set automobilistico: è un ex ingegnere della NASA. Nel 1969 depositò il brevetto di una tintura che, applicata alle lenti, blocca gli ultravioletti e riduce il rischio di cataratta. Su quell’idea è nata la Brain Power Inc., oggi il maggiore produttore mondiale di coloranti oftalmici. Possiede oltre cento brevetti. Il patrimonio, valutato 4,6 miliardi di dollari, arriva più dagli investimenti che dalle invenzioni: cinque milioni messi in Heico nel 1992 valgono oggi oltre 800 milioni.
Ha firmato il Giving Pledge, l’impegno pubblico con cui alcuni miliardari promettono di destinare in beneficenza almeno metà di quello che hanno. Nel suo caso non è rimasto sulla carta: cento milioni al Baptist Health South Florida nel maggio 2026, cinquanta all’Università della Florida, altri cinquanta a UC Berkeley, cento alla University of Florida Health.
Vista così, l’asta smette di essere un capriccio. Wertheim aveva già fatto la stessa cosa: l’anno scorso, sempre a Monterey, si era aggiudicato una Ferrari Daytona SP3 su misura per 26 milioni di dollari — che era il record precedente per una Ferrari nuova. Quattordici milioni di dollari separano quell’operazione da questa.
Curiosità: una delle due testate che ne ha scritto lo dava ancora per anonimo mentre l’altra pubblicava già nome e fotografia. Il nome è uscito nelle ore successive alla battuta.
Perché proprio quell’esemplare
Non è una Luce qualsiasi. È il telaio numero 0 — sigla ZFF21BUA8T0338000 — cioè la primissima vettura elettrica uscita dalla fabbrica di Maranello. Un numero di serie che non si può replicare, e questo è l’unico elemento che nel calcolo del prezzo appartiene davvero all’automobile.
Sopra ci hanno lavorato con il programma Tailor Made, il reparto di personalizzazione su misura di Ferrari. La carrozzeria ha una vernice chiamata Madreperla Semi-Gloss che vira dal verde al viola a seconda di come la prende la luce, alternando finiture lucide e satinate. Dentro c’è il debutto di un rivestimento inedito: pellami svizzeri lavorati in una metallizzata Perla, siglata Le Mans. Al posto del nero abituale, i dettagli virano sul Grigio Corvara. Anche cerchi, pinze dei freni e lo scudetto del Cavallino sono stati scelti apposta.
La macchina, va detto, non è ancora nelle mani di nessuno. Prima deve rientrare a Maranello, dove verrà completata; il proprietario la vedrà arrivare, secondo i tempi annunciati, entro i primi tre mesi del 2027.
Quanto vale davvero, messo accanto agli altri record
Il primato che la Luce si prende è preciso e limitato: automobile nuova più cara mai battuta all’asta. Il confronto con le vetture d’epoca ridimensiona la cifra invece di gonfiarla.
- Nel 2018, sempre alla Monterey Car Week, una Ferrari 250 GTO del 1962 è stata venduta per 48,4 milioni di dollari.
- Nel 2023, a New York, un esemplare identico — di 34 costruiti a Maranello — è arrivato a 51,7 milioni.
Fatti i conti, i 40 milioni della Luce valgono poco più di tre quarti del record del 2023. Una macchina appena nata resta sotto una del 1962, e la distanza è di oltre undici milioni di dollari. È un modo utile per collocare la notizia: il titolo dice record, il raffronto dice che il collezionismo storico gioca ancora un campionato a parte.
La coincidenza che rende il tutto meno assurdo
C’è un secondo fatto, uscito nelle stesse settimane, che cambia la lettura dell’asta. La Luce ha già venduto tutta la produzione prevista per il 2026: meno di 500 esemplari, esauriti in meno di due mesi dal lancio, prima ancora che partissero le consegne. Lo ha riferito il Financial Times citando fonti vicine alla vicenda.
Il particolare interessante è che il debutto di maggio era andato malissimo, almeno a giudicare dalle reazioni. In Borsa il titolo Ferrari perse oltre l’8% nella prima seduta dopo la presentazione. Il disegno della carrozzeria spiazzò gli appassionati: a firmarlo erano Jony Ive e Marc Newson, entrambi in passato designer di Apple. E persino l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo chiese pubblicamente che al modello venisse tolto il cavallino rampante.
Tre mesi dopo, la stessa auto contestata è sold out e il suo primo telaio finisce sui giornali di mezzo mondo per una cifra da opera d’arte. Se ti interessa come si è arrivati lì — quanti ne ha venduti, a chi, e cosa dicono i conti di Ferrari — il sold out della Luce è una storia a sé, con numeri suoi.
Cosa resta, quando i riflettori si spengono
Tra le due notizie il legame non è di causa: nessuna fonte sostiene che l’asta abbia spinto gli ordini, né il contrario. Ma la coincidenza dice qualcosa sul momento del marchio. Un’auto elettrica accolta a fischi che nel giro di un’estate esaurisce l’anno di produzione e stabilisce un primato d’asta è, come minimo, un oggetto che il mercato non sa ancora come classificare.
Vaielettrico ci scommette apertamente: il Chassis 0 diventerà un pezzo da culto nei prossimi decenni, comunque vada la Luce sul mercato. È una previsione della testata, non un fatto, e vale prenderla per quello che è.
Quello che invece è già successo è più semplice, e forse più interessante di ogni valutazione: nell’agosto del 2026 la prima Ferrari senza motore a scoppio è stata trattata come un pezzo da museo prima ancora di aver percorso un chilometro su strada. E i soldi che ha mosso sono finiti a pagare borse di studio.


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