Benzina oltre 2 euro: i numeri valgono fino al 25 agosto

Benzina oltre 2 euro: i numeri valgono fino al 25 agosto

Benzina self a 2,002 euro e gasolio a 2,116 nella rilevazione del 20 agosto. Il taglio delle accise regge fino al 25: poi il quadro cambia.

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Nella rilevazione dell’Osservatorio prezzi del Mimit del 20 agosto 2026, la media nazionale della benzina self service si è fermata a 2,002 euro; quella del gasolio a 2,116, sempre al litro. Il self service è la modalità in cui il rifornimento lo fai tu, senza l’addetto: è quasi sempre la più economica, e questi sono i numeri di quel giorno preciso.

C’è però un dettaglio che conta più della cifra, e conviene metterlo subito: quei prezzi sono tenuti giù da un taglio delle accise deciso dal governo, e quel provvedimento resta attivo fino al 25 agosto. Le accise sono la parte fissa di tasse che lo Stato incassa su ogni litro, indipendentemente da quanto costa il petrolio. Dopo quella data, scrive il quotidiano che ha dato la notizia della soglia superata, è atteso un ulteriore rialzo. Se stai leggendo dopo il 25 agosto, i numeri qui sotto sono già storia.

Tre testate, gli stessi numeri, due film diversi

La cosa più istruttiva di questa giornata non sono i decimali. È che tre testate hanno raccontato la stessa rilevazione arrivando a conclusioni opposte, e la ragione sta in cosa hanno guardato del mercato a monte.

Chi ha titolato che il peggio è stato scansato per un soffio si appoggia a un petrolio calmo: Brent sotto gli 85 dollari al barile, WTI sotto gli 81. Sono i due prezzi di riferimento del greggio, uno europeo e uno americano: quando salgono, prima o poi sale anche la pompa. In quella lettura le quotazioni del gasolio raffinato stavano scendendo con decisione, e le compagnie non avevano ritoccato i listini consigliati.

Chi invece ha evocato l’incubo dei 3 euro parte da un greggio molto più caro: Brent fra 90 e 93 dollari al barile, tenuto su dai conflitti in Medio Oriente e dalle insidie nel canale di Hormuz. Fra le due letture ci sono almeno cinque dollari al barile di distanza sullo stesso indice, nella stessa settimana.

Non è una divergenza che si possa appianare scegliendo la fonte più simpatica, e vale la pena prenderla per quello che è: il quadro non è univoco nemmeno per chi lo osserva di mestiere. Il secondo racconto aggiunge un elemento che il primo non ha, e cioè il lato dell’offerta: scorte di gasolio ridotte, impianti di trasformazione in difficoltà, la Russia costretta a importare derivati petroliferi mentre le incursioni ucraine fermano diverse raffinerie. Il greggio estratto, ricorda quella testata, è solo una quota iniziale del costo finale al distributore: in mezzo c’è la raffinazione, e quella oggi costa.

Quanto pesa davvero il casello

Sulla rete autostradale la stessa rilevazione del 20 agosto segna 2,077 euro per la benzina e 2,186 per il gasolio. Messi accanto alle medie ordinarie, i due scarti si leggono in un attimo: 7,5 centesimi in più al litro sulla verde e 7 centesimi sul diesel. Su un serbatoio da cinquanta litri sono tre euro e mezzo abbondanti di differenza, sempre riferiti a quel giorno.

C’è poi il gradino del servito, cioè quando è l’addetto a fare il pieno. Nella fotografia di una delle tre testate — riferita a una giornata diversa e con medie leggermente più basse sul gasolio — la verde servita stava a 2,135 e il gasolio a 2,238. Sono numeri di un’altra rilevazione e non vanno sommati ai precedenti, ma la direzione la dicono lo stesso.

Sempre da quella lettura arriva un dato che smentisce un luogo comune: le pompe bianche, cioè i distributori che non espongono il marchio di una compagnia petrolifera, non sempre costano meno. Sul diesel, quel giorno, capitava l’opposto per pochi millesimi.

Dove si spende meno e dove di più

La media nazionale nasconde una geografia. Sulla benzina self restavano sotto i 2 euro sette regioni: Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto. Il prezzo più basso era nel Lazio, a 1,988 euro; il più alto nella provincia autonoma di Bolzano, a 2,041. Fra i due estremi ballano poco più di cinque centesimi.

Sul gasolio la situazione è più compatta e più cara: nessuna regione scendeva sotto i 2,1 euro. Anche qui il Lazio era il più economico, a 2,100 esatti, e Bolzano il più caro, a 2,164.

Gli altri due carburanti restavano invece quasi immobili. Il Gpl non arrivava a 0,75 euro il litro, il metano girava intorno a 1,62 euro per ogni chilo.

Perché 2 euro è una soglia che si nota

Sulla verde quella quota mancava dal settembre di tre anni fa, il 2023. E il picco più vicino a noi resta quello del marzo 2022, quando la guerra in Ucraina era appena cominciata: allora si arrivò a 2,2 euro.

Vale la pena tenere insieme questi due riferimenti con quanto emerge dall’altra lettura, dove si ragiona sul lato fiscale: senza lo sconto pubblico sul gasolio, sostiene quella testata, il prezzo sarebbe intorno ai 2,27 euro al litro, cioè oltre il record storico di 2,23 segnato proprio nel marzo 2022. Il paragone è istruttivo perché mostra dove stiamo davvero: la distanza fra il prezzo esposto e il picco del 2022 non la produce il mercato, la produce una decisione politica con una scadenza sul calendario.

La previsione dei 3 euro, e di chi è

Il numero che ha fatto i titoli è un altro. Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, ha messo sul tavolo una soglia che fino a poco fa sembrava fuori scala: «Raggiungere sul gasolio i 3 euro al litro nei prossimi mesi non è difficile». Marsiglia lega quello scenario alle ripercussioni della situazione nello stretto di Hormuz — il braccio di mare fra Iran e Oman da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale — in assenza di un allentamento delle ostilità.

È una dichiarazione, non un dato di mercato e nemmeno una previsione di questo giornale: la riportiamo perché viene da chi rappresenta la categoria, con la condizione che l’accompagna. La stessa condizione compare, con toni diversi, anche nella lettura più rassicurante: lì si osserva che i ribassi del raffinato hanno bisogno di giorni per arrivare alla rete, e che senza una decisione sullo sconto fiscale il conto può ripartire in avanti.

Cosa resta aperto dopo il 25 agosto

Sul fronte delle associazioni dei consumatori la pressione è esplicita. In una nota del 18 agosto 2026 il Codacons ha messo in fila due obiezioni. La prima: per chi ha un’auto a benzina il pieno sarebbe rincarato anche dopo la mossa del governo. La seconda riguarda il diesel, dove secondo l’associazione solo una metà circa dello sgravio fiscale si è tradotta in ribassi veri sui listini. Da qui la richiesta di prorogare il taglio e di allargarlo alla verde, con il controesodo alle porte.

Riassumendo il punto in cui siamo: i prezzi del 20 agosto sono quelli che hai letto sopra, reggono su una misura che scade il 25, e sul dopo le fonti non concordano nemmeno su quanto costi il barile. Chi guarda il greggio calmo e i listini fermi vede uno spiraglio di piccoli aggiustamenti al ribasso. Chi guarda le scorte di gasolio e Hormuz vede l’opposto. L’unica cosa su cui i tre racconti coincidono è che la variabile decisiva, in questo momento, non è il mercato: è se e come lo sconto verrà prorogato.

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