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Il noleggio a breve termine in Italia ha chiuso il 2025 con un fatturato di 1,640 miliardi di euro, in crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente. È uno dei dati più rilevanti emersi dal 25° Rapporto ANIASA, presentato a inizio maggio, che fotografa un comparto solido ma attraversato da dinamiche profonde: una clientela per oltre la metà straniera, un peso crescente degli aeroporti e l’avanzata dei marchi cinesi nelle flotte.
Un mercato da 4,9 milioni di contratti
I numeri del noleggio a breve termine restituiscono l’immagine di un settore che continua a guadagnare terreno nelle abitudini degli automobilisti. Nel 2025 i contratti sono stati 4,9 milioni, in aumento del 2,5% sul 2024, mentre i giorni complessivi di noleggio si sono attestati a 37,9 milioni, con una leggera flessione dello 0,7%. Il dato apparentemente contraddittorio si spiega con la durata media in calo a 7,8 giorni: più contratti, ma più brevi, segno di un utilizzo che si fa sempre più puntuale e legato a esigenze specifiche.
Sul fronte delle immatricolazioni, il noleggio a breve termine ha targato 73.744 nuove unità nel corso dell’anno, con una crescita dell’8,4%. Un dato che secondo l’analisi Dataforce diffusa da ANIASA porta la quota del breve termine sulle immatricolazioni totali di autovetture a livelli che, sommati al lungo termine, fanno del noleggio il primo canale d’ingresso di vetture nuove sul mercato italiano, con il 30,6% complessivo nel 2025.
Aeroporti e turismo internazionale: il vero motore
Il dato più indicativo della natura del comparto è geografico e demografico. Il 60% dei contratti di noleggio a breve termine passa dagli aeroporti, canale cresciuto dell’11% nel 2025. Si tratta di un’evidenza strutturale: il noleggio a breve termine italiano vive in larga parte del turismo internazionale in entrata. A confermarlo è la composizione della clientela, con il 51% dei contratti firmati da clienti stranieri.
Il dato spiega molto delle scelte degli operatori italiani del settore, che hanno progressivamente ampliato la presenza nei principali scali nazionali e nelle stazioni ferroviarie delle città turistiche. La distribuzione territoriale segue la mappa dei flussi: Roma, Milano, Venezia, Napoli, Catania e le località a forte vocazione turistica come la Sardegna concentrano la maggior parte della domanda.
L’avanzata dei brand cinesi nelle flotte
Uno dei capitoli più discussi del rapporto riguarda la composizione delle flotte. Nel primo trimestre del 2026, i marchi cinesi hanno raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni totali del settore noleggio, ma è nel breve termine che il fenomeno si manifesta con maggiore intensità: una vettura su cinque immatricolata dalle società di noleggio a breve termine proviene da costruttori dell’Estremo Oriente.
Si tratta di una trasformazione che riflette logiche economiche precise. I cicli di rotazione brevi tipici del settore, uniti a costi di acquisto competitivi e a un’offerta sempre più ampia di SUV e crossover, hanno reso le flotte un terreno naturale di ingresso nel mercato italiano per i brand asiatici. Per i clienti, in molti casi, è la prima occasione di prova di vetture che difficilmente sceglierebbero in fase di acquisto.
Il primo trimestre 2026 e i segnali di rallentamento
Il quadro non è privo di ombre. ANIASA segnala per il primo trimestre 2026 un andamento altalenante del breve termine, con dinamiche meno lineari rispetto alla traiettoria positiva degli ultimi due anni. Anche il lungo termine, che resta in crescita, mostra i primi segnali di rallentamento.
Il rapporto pone inoltre l’accento sul nodo fiscale: la deducibilità dei costi auto aziendali e l’IVA applicata al settore restano i principali elementi di criticità segnalati dall’associazione, che chiede da tempo un allineamento agli standard europei. Senza interventi strutturali, sostiene ANIASA, la mobilità a consumo rischia di non poter sostenere appieno il proprio ruolo nella transizione del parco circolante.
Cosa cambia per gli automobilisti
Per chi guarda al noleggio a breve termine dal lato del cliente, i numeri del 2025 raccontano un mercato che si è consolidato ma anche segmentato. La durata media in calo indica un uso sempre più chirurgico: weekend fuori porta, viaggi di lavoro mirati, sostituzioni temporanee dell’auto privata, esigenze familiari puntuali. Non più solo la vacanza estiva di due settimane, ma una pluralità di micro-occasioni d’uso che hanno trovato risposta in un’offerta sempre più capillare.
Il 2026 dirà se questa dinamica continuerà. Le incognite normative europee sull’elettrico, il ruolo crescente delle flotte come canale d’ingresso per i nuovi costruttori e l’evoluzione della domanda turistica saranno i tre assi su cui si giocherà la prossima fase di un comparto che, nel decennio in corso, è passato dall’essere un’opzione di nicchia a infrastruttura strutturale della mobilità italiana.


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